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Corriere del Veneto 26/06/2017 Sul Soldato Olivotto

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Corriere del Veneto – 26 giugno 2017

Un fiore sulla tomba di Olivotto,
soldato veneto vittima dell’odio
L’Unuci: «Pinotti venga negli Usa»
La storia
NERVESA DELLA BATTAGLIA (TREVISO) Morire con il cappello d’Alpino in un campo di prigionia negli Stati Uniti. Morire da martire, dimenticato da quello stesso Paese che l’aveva mandato a combattere. Quel che resta di lui sono poche righe negli archivi militari:
«Guglielmo Olivotto, classe 1911, distretto militare di Treviso, deceduto il 15 agosto 1944 a
Ft Lawton, Seattle Wa,Usa». Nient’altro. La storia del soldato Olivotto, originario di Nervesa della Battaglia, riemerge grazie a un complesso lavoro di ricostruzione storica condotto dalla sezione di Vicenza e Bassano dell’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia (Unuci), presieduta dal tenente Giustiniano Mancini.

Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, Olivotto si trovava a Parigi: uno dei tanti figli di quel Veneto povero e contadino, finiti all’estero in cerca di un lavoro. Rientrato, fu subito trasferito sul fronte africano a fare i conti con le forze alleate angloamericane, nettamente superiori per uomini e mezzi. La disfatta fu inevitabile e portò alla resa di Tunisi, nel maggio del 1943. Olivotto fu catturatoe trasferito in un campo di detenzione militare a Seattle, negli Stati Uniti. Ci rimase fino all’8 settembre, quando accettò di essere inquadrato nell’Italian Service Unit della US Army, un reparto composto da ex prigionieri di guerra provenienti dal Belpaese.
Collaboravano con gli Stati Uniti ma in realtà venivano trattati come i «soliti italiani» che cambiano bandiera con la stessa velocità con cui gira il vento.
E così, quando la notte del 14 agosto 1944 a Fort Lawton scoppiò una rissa tra soldati di colore e italiani, e al mattino Olivotto fu ritrovato impiccato, nessuno sembrò disposto a indagare più di tanto. La colpa del linciaggio fu addossata a ventotto soldati di colore che finirono sotto processo e condannati. C’è voluto mezzo secolo e un libro-inchiesta (On american soil, di Jack Hamann) per far riaprire il caso. I militari afroamericani furono riconosciuti innocenti: stando al tribunale, Olivotto fu appeso a quella fune probabilmente da poliziotti militari bianchi. Uno dei riabilitati confermerà: «Alcuni odiavano gli italiani: dicevano che erano nemici e dovevano essere trattati come tali». Ma non è bastata l’inchiesta di Hamann per costringere le nostre autorità a restituire l’onore al soldato Olivotto: fino a pochi mesi fa, per gli archivi di Stato, il trevigiano risultava morto per «incidente». Un’ipocrisia contro la quale si sono battuti diversi ufficiali in congedo, a cominciare dal tenente Renzo Carlo Avanzo, che ha ripescato vecchi documenti, fotografie, scritti. E ora, su spinta dell’Unuci vicentina – oltre al consigliere Avanzo, anche il portavoce, primo capitano Luciano Zanini -qualcosa finalmente si è mosso: il 4 novembre, per la prima volta, l’ambasciata italiana deporrà dei fiori sulla tomba di Olivotto, a Seattle. Una cerimonia ufficiale, quindi, per riconoscere in terra americana la storia di un ragazzo veneto rimasto ucciso a novemila chilometri da casa, vittima dell’orrore della guerra e dell’odio che divideva neri e bianchi. «Finalmente sarà fatta giustizia», esultano i nipoti del soldato, che ancora vivono nel Trevigiano. E in vista del 4 novembre si mobilitano le associazioni dei migranti italiani, molto attive negli Usa, e di fronte alla tomba di Olivotto è attesa anche una delegazione dell’associazione Alpini di New York. «È l’occasione - spiega Zanini – per riconciliarci con un soldato ucciso dopo aver combattuto per il nostro Paese. Mi appello al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, affinché quel giorno si unisca alla delegazione dell’Unuci, dimostrando così che lo Stato non dimentica i propri soldati e il loro estremo sacrificio».

Andrea Priante
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda
Il 4 novembre a Seattle, l’ambasciata italiana deporrà un fiore sulla tomba del soldato Guglielmo Olivotto, classe1911, originario di Nervesa della Battaglia eucciso negli Usa il 14 agosto del 1944 da poliziotti militari bianchi, che diedero la colpa ai soldati neri.





EROE: GUGLIELMO OLIVOTTO


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